Artists

“The dialogue between the artist and his photographer stems from a number of intimate conversations and it is a documentary of the ambiguities, the difficulties as well as the joy and happiness of making art.” Umberto Eco

My project of documenting the Italian and international world of art through its artists stems from my quest to understand and become a witness.

It is a photographer’s responsibility to be a (critical) witness of our society. As a photographer of Art, I have a desire to explain the ways that artists use to extend the critical ability in its original sense of being able to distinguish. Looking at the conception of a work of art and at how it enters our reality will allow the viewer to observe it at a deeper level.

While I follow the artist in his daily endeavours in his studio, among his objects, his books, his instruments, his materials, I am as delicate as an invisible observer who not only tries not to be in the artist’s way, but who will reveal the artist himself better than any analytical description of who the artist really is.

The studio is not only a hideaway for the artist: it is a reproduction of the world as seen by the artist’s very own eyes. This continuous dialogue is constantly refreshed through the unique relationship between his actions and a newly completed piece of art. Suffice to think of Donald Judd and of the piaces and spaces that he created and lived in.

My main focus is therefore to tell a story of the piece of art from the moment it is conceived (by the artist), through the studio developing phase, to the setting up of its show in the exhibiting space, and finally to reveal the relationship with its public, its buyer, its final destination.

The relationship between the artist and the photographer opens up a view into the “critical value of photography, on the eagerness or resistance of the piece of art to show itself to the curious and ruthless eye of the camera lens (….) a document of high aesthetic interest, a sort of illustrated dialogue between the artis and the photographer (…) as if there were a mutual show of intimacy (…) it is not a coincidence that the two characters leave at times the dialogue on the artwork to veer to confidences on family memories, personal secrets (…) therefore the relationship between the sculptor and his photographer needs to be utterly intimate and physical..” (Umberto Eco, Pietro Consagra e Ugo Mulas – Fotografare l’Arte).

View Artists

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Il dialogo tra un artista e il suo fotografo esce dal novero delle conversazioni private e si fa documentario sulle ambiguità, sulle difficoltà, sulla gioia e sulla felicità di fare arte.” Umberto Eco 

Il progetto di documentare il mondo dell’arte italiana e internazionale attraverso gli artisti nasce dalla mia volontà di capire e di essere testimone.

Un fotografo ha sempre la responsabilità di rendere una testimonianza critica della società. Da fotografo d’arte su di essa cresce in me la volontà di spiegare i procedimenti usati dagli artisti per estendere la capacità critica nel suo senso originario di saper distinguere. Guardare come l’opera nasce ed entra a far parte della realtà insegna allo spettatore a osservarla più profondamente.

Seguire l’artista nel suo “quotidiano” in studio, fra i suoi oggetti, libri, strumenti, materiali, con la delicatezza di un osservatore tendenzialmente invisibile, abituato a non essere d’intralcio, rivela chi è l’artista meglio di ogni descrizione analitica.

Perché lo studio non è solo il ritiro di un artista ma è la riproduzione del mondo visto attraverso i suoi occhi in una dialettica continua che si aggiorna ogni volta attraverso la relazione unica che si crea tra il suo agire e una nuova opera finita. Basti pensare a Donald Judd, agli oggetti e agli spazi che ha creato e vissuto.

Così quello che mi interessa è narrare la storia dell’opera a partire dal suo concepimento nell’artista, passando per la fase di lavorazione nello studio, fino al montaggio della mostra nel spazio museale o galleristico, e poi nella relazione con gli spettatori, con gli acquirenti e con i luoghi di destinazione.

Il rapporto tra un artista e un fotografo apre uno sguardo altrimenti inesprimibile “sul valore critico della fotografia, sulla disponibilità o resistenza dell’opera di arte ad esporsi a un occhio curioso e spietato come quello dell’obbiettivo fotografico (…) un documento di alto interesse estetico, una sorta di dialogo illustrato tra un artista e un fotografo (…) come se ci fosse una reciproca esposizioni di intimità (…) non a caso i due interlocutori abbandonano a tratti il discorso sulle opere per passare a ricordi familiari, confidenze personali (…) dunque il rapporto tra uno scultore e il suo fotografo deve essere qualcosa di straordinariamente intimo e fisico.” (Umberto Eco, Pietro Consagra e Ugo Mulas – Fotografare l’Arte).

Architects / Designers

This project aims at portraying architects for who they really are by analysing the relationships between (the atmosphere of) the places where they create and the atmospheres they create around the world.

It is a visual recount that draws connections between photography, architecture and the personal sphere of designers and architects while portraying their work places. (The project becomes) a sort of anthropological research where I use a “silent lens” to capture the hidden details, the personal objects, the details of the creative process.

A creative professional needs to transform his lab into a personal space, as intimate as his home, to filter the information coming from the external world and to accompany his original new definition of the world. This is why the objects that are around all creative people are important: because they are chosen to represent a relationship, a memory, a passion (love); because they are elements in a Baudelaire-esque game of relations; because they reflect their idea of beauty.

These objects are a view into the inner being of the ones who own them and who create the peculiar atmosphere that surrounds them (non traduce letteralmente ma non so bene come rendere questa espressione). As Peter Zumthor would say, the atmosphere is a category of beauty and creates an immediate emotional perception.

For example Lisbon (in progress)

Manuel / Francisco Aires Mateus
João Luis Carrilho da Graça
Pedro Domingos
Joâo Favila
Inês Lobo
Ricardo Bak Gordon
João Pedro Falcâo de Campos
José Adrão
Ricardo Carvalho
Joâo Gomes da Silva

View Architects / Designers

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Questo progetto nasce per capire e far capire meglio chi sono gli architetti indagando i rapporti tra l’atmosfera dove ha luogo la loro creazione e le atmosfere che progettano nel mondo.

È una documentazione visiva che attraverso il ritratto degli ambienti di lavoro prova a tessere fili tra la fotografia, l’architettura e la sfera intima di designers e architetti. Una specie di ricerca antropologica con cui cerco di catturare con un obiettivo silenzioso le cose nascoste, i loro oggetti personali, i dettagli del processo creativo.

Un creativo professionista ha bisogno di trasformare il suo laboratorio in qualcosa di più personale, intimo come una casa, per filtrare le informazioni esterne e accompagnare la sua ridefinizione originale del mondo. Per questo gli oggetti che circondano i creativi sono importanti: perché vengono scelti per una relazione, una memoria, un amore, perché sono elementi di un gioco baudelariano di corrispondenze, perché rispecchiano la loro idea di bellezza.

Questi oggetti sono uno sguardo nell’interiorità di chi le possiede creando l’atmosfera peculiare del loro vissuto; e come dice Peter Zumthor, l’atmosfera è una categoria della bellezza e crea una percezione emotiva di comprensione immediata.

Per esempio Lisbona (in corso)

Manuel / Francisco Aires Mateus
João Luis Carrilho da Graça
Pedro Domingos
Joâo Favila
Inês Lobo
Ricardo Bak Gordon
João Pedro Falcâo de Campos
José Adrão
Ricardo Carvalho
Joâo Gomes da Silva

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